L’insostenibile leggerezza dei test

Come affrontare la fase di usability testing

Fare test di usabilità su una qualunque applicazione/progetto sviluppato deve essere attività mandatoria ormai: i problemi vengono sempre fuori, ma è nella logica del processo, diversamente ci sarebbe qualcosa di anomalo.

Spesso però le parti interessate, e qui mi riferisco sia al committente che al consulente UX, hanno dubbi se affidarsi o meno ai risultati dei test: “questi utenti sono pochi”, “questi utenti non sono realmente rappresentativi”, “questi utenti hanno un animo distruttivo e sono polemici”…e via di seguito alle motivazioni di inadeguatezza più disparate.

Manager e consulente si ritrovano a volte in stallo su questa tematica, che cosa possiamo fare allora per far “digerire” certe attività e di conseguenza i risultati?

Condividere da subito il significato e lo scopo dei test

I test di usabilità non riguardano le convinzioni o le preferenze: bisogna  scoprire come si comportano gli utenti nel contesto specifico dell’utilizzo di un particolare design per una determinata attività. Probabilmente vedremo le persone incontrare problemi inattesi: chiariamo da subito che lo scopo del test è concentrarci sulla risoluzione dei problemi e non far emergere inefficienze. 

Ascoltare gli utenti è un punto chiave e quindi via libera a  riportare anche al management, coinvolto nel progetto, eventuali osservazioni dirette, citazioni e frasi degli utenti mentre testavano il “prodotto.”

Definire la tipologia degli utenti tester

La scelta degli utenti per fare i test deve avvenire insieme agli stakeholder del progetto in modo che siano riconosciuti da tutti come campioni veramente significativi.

Bisogna quindi definirne insieme le caratteristiche che devono possedere stando attenti a diversi aspetti:

  • età anagrafica
  • ruolo che ricoprono in azienda
  • rapporti con il committente di progetto
  • approccio caratteriale alle novità
  • precedente uso di applicativo analogo ( se esistente)

Definire la quantità degli utenti tester

Anche il numero degli utenti non deve essere “esoso”: su un campione di 5 utenti, se solo 1 di questi presenta un problema bisogna saperne valutare il contesto e capire se è significativo. Quanto è grave ciò che si è verificato? È davvero bloccante per raggiungere l’obiettivo?

Teoria e pratica devono andare di pari passo

Le teorie euristiche sono utili: se il problema riscontrato con un partecipante a un singolo test può essere facilmente spiegato con la teoria dell’usabilità esistente, è probabile che si tratti di un problema di usabilità reale e che quindi vada affrontato.

Se, d’altra parte, la teoria prevede che il progetto dovrebbe essere usabile e non causare problemi, allora è possibile che lo sfortunato partecipante al test fosse effettivamente “inaffidabile”.

Non si può decidere in via definitiva: il comportamento umano è così variabile e l’usabilità di un design dipende ulteriormente da una miriade di piccoli dettagli contestuali che non possiamo necessariamente considerarli nella loro totalità.

Detto questo non significa che la UX non ci può aiutare, anzi il consulente di solito ha una notevole quantità di esperienze personali, ricerche e intuizioni che costituiscono il vero valore aggiunto rispetto alla teoria e a test che di per sé possono non “comunicare”.

Importante è prevedere sempre di farli e non pensare di progettare le interfacce perfette perché questo non è possibile: se non si verifica mai nessun errore vuole dire che il consulente Ux forse è grande grosso e cattivo

 

Federica Bottino
Digital Customer Experience Consultant/Project Manager

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